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LA CATALOGNA, L'EUROPA E NOI?

INTERVISTA A PATRIZIA TOIA - IL SICOMORO, 15 OTTOBRE 2017 - La vicenda catalana, al di là dell'esito finale, pone alcuni  interrogativi: perché in Europa nascono richieste di autono­ mia territoriale che nel caso specifico diventano secessione? Ma il 'così piccolo' diventa proprio 'bello' in un mondo glo­ balizzato?
Bisogna distinguere due fenomeni molto diversi. Da una parte ci sono le legittime richieste di maggiore autonomia e parteci­ pazione alle decisioni per avvicinare le isti­ tuzioni ai cittadini, secondo il principio di sussidiarietà: fino a dove possibile le com­ petenze devono essere affidate agli enti più vicini ai cittadini. E' un principio sancito dal Trattato di Maastricht, ma che non è stato applicato fino in fondo. Dall'altra parte ci sono le "pretese" di indipendenza, come nel caso della leadership catalana che agisce contro la legge e la costituzione del Paese di cui fa parte. È un'involuzione che abbiamo già visto in Europa. Se è vero che in un mondo sempre più globalizzato gli Stati hanno perso peso e sovranità e non sembra­ no più in grado di proteggere i cittadini dalle crisi economiche, ambientali e sociali, rivol­ gersi alle comunità locali è una pericolosa illusione. Non è chiudendosi a riccio che ci  si protegge e si riprende in mano il proprio destino. Al contrario, gli Stati recuperano sovranità unendo le forze a livello europeo e facendo crescere la democrazia sia a livello comunitario  che degli enti locali.
 
La Brexit prima ed ora la vicenda della Catalogna  stanno  forse  producendo  un disincanto da noi: che effetto avrà la vicenda sul referendum di Lombardia e Veneto? La vittoria del sì o un'alta affluenza alle urne può innescare qui nuovi obiettivi per la Lega di Salvini?
Sicuramente il disastro della Brexit e l'inevi­ tabile impasse del secessionismo catalano stanno aprendo gli occhi a molti. Dopo la Brexit gli euroscettici di tutta Europa sono diventati improvvisamente silenti e sulla difensiva. Anche i nostri grillini e leghisti hanno smesso di chiedere l'uscita dall'euro. Probabilmente la vicenda catalana produrrà un effetto simile. Per quanto riguarda i refe­ rendum promossi dalla Lega sono solo un tentativo intempestivo di soffiare sul fuoco del populismo localista nel momento in cui dall'Europa sta arrivando la doccia fredda della realtà. E' talmente evidente che lo scopo politico del referendum è raccogliere consensi  prima delle elezioni.
 
Autonomia locale, democrazia, secessio­ ne non rischiano oggi di fare un corto cir­ cuito e innescare equivoci già nel linguag­ gio? L'Europa riconoscerebbe un nuovo stato nato da una secessione?
Il rischio esiste ed è per questo che bisogna essere molto chiari: la democrazia e la legit­ tima richiesta di istituzioni vicine ai cittadini sono diametralmente opposti al secessioni­ smo e alla richieste di nuovi muri. L'Unione europea è nata abolendo le frontiere, non creandone di nuove, e non riconoscerebbe mai un nuovo Stato nato da una secessione unilaterale. L'Ue non può diventare l'Europa delle  piccole  patrie  o  il  rifugio  di regioni secessionist contro lo stato di diritto 

Esiste in Italia una disparità storica fra regioni  ordinarie  e regioni a statuto spe ciale: il ricorso all'art. 116 della nostra Costituzione che permette alle regioni di chiedere più competenze può ridimen­ sionare quel divario?
In Italia tra regioni a statuto speciale e ipote­ si previste dalla Costituzione esistono molte possibilità di autonomia. Il problema è di far funzionare queste possibilità per migliorare le amministrazioni senza creare disparità, frammentazioni e incoerenze nella macchi­ na statale. In Italia come in Spagna a pro­ muovere concretamente le autonomie sono stati i partiti di centrosinistra. Infatti è nostra la riforma che permette con l'articolo 116 una regionalismo più forte e in Spagna era stato Zapatero a concedere uno statuto più autonomista  alla Catalogna.

intervista sicomoro 15 ottobre 2017

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