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LOMBARDIA IN EUROPA

La partita dell’Europa si gioca suitemi socialie i fondi Ue sono il principale terreno di gioco. La scorsa primavera al Parlamento europeo abbiamo commissionato a Eurobarometro un sondaggio per chiedere ai cittadini europei quali fossero le aspettative nei confronti dell’Ue. Tra il 9 e il 18 aprile sono stati interpellati oltre 27 mila cittadini in 28 Stati membri e i risultati sono stati pubblicati a giugno, poco dopo il referendum inglese sulla Brexit. I dati non lasciano adito a dubbi. Il primo ambito in cui l’azione dell’Ue è percepita come insufficiente e nel quale si chiedono azioni più incisive da parte di Bruxelles è quello attinente alla crisi economica e alle sue conseguenze sociali. Il 69% degli intervistati ritiene che l’azione dell’Unione europea nella lotta alla disoccupazione sia insufficiente e il 77% vorrebbe che l’Ue intervenisse di più nella materia. 

Per ironia della sorte la storia dei fondi regionali e di coesione nasce con l’adesione della Gran Bretagna all’Ue nel 1972: insieme a Danimarca e Irlanda, i capi di Stato e di Governo europei si riunirono a Parigi e si impegnarono a coordinare le rispettiva politiche regionali nazionali, invitando la Comunità europea a creare un fondo per lo sviluppo regionale. E’ nato così il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), a cui si aggiungono oggi il Fondo sociale europeo (Fes), il Fondo di coesione (Fc), il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Fesamp).

In questi anni i fondi europei hanno ottenuto molti successi e anche alcuni fallimenti. Oggi si discute come modificare queste politiche per renderle più efficaci e per evitare i rischi di frodi, di assistenzialismo e di clientelismo. E’ indubbio però che i fondi Ue sono l’esempio più visibile della solidarietà europea e del vantaggio che ne ricavano i Paesi nell’appartenenza all’Ue. Per tutti i Paesi dell’Est i fondi europei sono stati un grosso stimolo nel processo di adesione e un grande acceleratore di sviluppo negli anni successivi all’entrata nell’Ue. Oggi però è necessario andare oltre, perché spesso i singoli di cittadini fanno fatica a vedere il risultato concreto dei finanziamenti europei, o a distinguerlo dagli investimenti nazionali. L’Europa viene percepita solo come vincolo o come assenza nei momenti di bisogno. Una percezione distorta alimentata dai tanti movimenti euroscettici e populisti che riescono facilmente a convincere i cittadini che l’Europa lavora per le banche e le multinazionali e mai per le persone comuni. Inoltre con la revisione di metà mandato del bilancio pluriennale dell’Ue si è riaperto il vaso di Pandora dei fondi. Il dibattito continuerà senza soluzione di continuità fino a quando non inizieremo a discutere del prossimo bilancio pluriennale. In questo contesto la capacità degli Stati di spendere in modo efficace i fondi europei è sempre più fondamentale. Un tema su cui l’Italia ha molti ritardi ma anche un patrimonio di conoscenze e di eccellenze da valorizzare.

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libretto Lombardia 1

 

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