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  • SOCIALISTI E DEMOCRATICI

LA NEWSLETTER DEGLI EURODEPUTATI PD - OTTOBRE 2017

La partita sulla candidatura di Milano per la nuova Agenzia europea per i medicinali ci ha già fatto vincere una partita ancora più importante: quella della maturazione politica dell’Italia, che si sta dimostrando più capace di fare sistema in Europa e più consapevole dei meccanismi e dei vantaggi del metodo comunitario. La vicenda è iniziata con la Brexit che, in vista dell’uscita della Gran Bretagna, prevede il trasferimento delle due agenzie comunitarie Ema, l’agenzia per i medicinali, ed Eba, quella bancaria, da Londra ad altri Paesi Ue. Per Ema, dove lavorano ben 900 funzionari, si sono fatte avanti 19 città tra cui Milano.  In teoria la scelta dovrebbe essere fatta in base a criteri oggettivi, quelli che garantiscono la continuità del lavoro dell’Ema, nell’interesse di tutti i cittadini europei, e che assicurano ai funzionari e alle loro famiglie la migliore qualità della vita e la maggiore facilità dei collegamenti. Il rischio però è che decisione venga presa dai leader Ue con criteri di negoziato politico.

 Si sa, ad esempio, che la Germania vorrebbe trasferire l’agenzia a Bratislava per convincere la Slovacchia a spaccare il gruppo dei Paesi dell’Est e isolare così Polonia e Ungheria in rotta di collisione con Bruxelles su immigrazione e stato di diritto. 

Le altre candidate favorite sono Amsterdam, che però ha già altre agenzie comunitarie, Barcellona, da cui oggi scappano anche le imprese per timore del secessionismo, e Vienna, che sicuramente non può garantire una sede all’altezza del Pirellone messo a disposizione da Milano. La recente valutazione della Commissione europea ha confermato che in base a 19 parametri oggettivi Milano è tra le migliori, soprattutto per la sede e per i collegamenti diretti verso le altri capitali europee. La questione sarà discussa dai leader dei Ventisette al Consiglio europeo a Bruxelles il prossimo 19-20 ottobre, poi ci sarà il G7 della Salute a Milano il 5 novembre e il voto sarà al consiglio affari generali il 20 novembre. La cosa bella è che anche questa volta, come per l’Expo, il Paese ha deciso di mettere da parte le differenze politiche e ha iniziato a fare sistema. Una cosa che in verità succede più spesso a Bruxelles che a Roma.

Al Parlamento italiano si è già formato un intergruppo parlamentare. Mercoledì a Strasburgo, a margine della sessione plenaria dell’Europarlamento, abbiamo varato il nostro intergruppo parlamentare a cui hanno aderito eurodeputati italiani di tutti gli schieramenti e che porta in dote il valore aggiunto della ricchezza e della varietà dei contatti transnazionali che ognuno di noi coltiva nel proprio gruppo politico. Infatti ora ogni eurodeputato si farà carico di contattare nel proprio gruppo e nel proprio partito europeo gli esponenti degli Stati membri, affiancando così il lavoro del Governo italiano. Al Parlamento europeo ci batteremo affinché la decisione venga presa con quei criteri di trasparenza che caratterizzano il metodo comunitario rispetto a quello intergovernativo.

Si tratta di un bell’esempio di collaborazione per gli eurodeputati di un Paese accusato spesso di provincialismo e partigianeria. Oggi invece sono molti gli italiani consapevoli che in Europa possiamo ottenere di più se impariamo a fare sistema e che Bruxelles non è più il luogo dove i politici “svernano” in attesa di tornare a Roma, ma il centro della vita politica comunitaria dove i risultati si ottengono con la competenza e la costanza del lavoro quotidiano.

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Newsletter eurodeputatiPd ottobre2017

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© 2017 Patrizia Toia

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