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LA NEWSLETTER DEGLI EURODEPUTATI PD - 20 OTTOBRE 2017

Questa settimana i ministri del lavoro europei hanno dato il via libera alla proposta di creare un “Pilastro sociale” dell’Ue con 20 principi e diritti sociali che i leader dei 27 dovranno sottoscrivere al summit di Göteborg, in Svezia, il prossimo 17 novembre. Si tratta dell’inizio di quella svolta sociale che abbiamo chiesto con forza alla Commissione del presidente Jean-Claude Juncker fin dall’inizio della legislatura e per cui abbiamo lavorato in questi anni, perché noi, tra le varie Unioni, vogliamo anche un’Unione Sociale. Sempre questa settimana il Consiglio ha trovato un accordo sui lavoratori distaccati, per garantire il principio che rivendichiamo da sempre della stessa paga per lo stesso lavoro nello stesso posto, e per contrastare il dumping sociale che non aiuta certo a un’immagine di Europa giusta ed equa.

Inoltre nella plenaria a Strasburgo questa settimana abbiamo approvato la relazione di iniziativa parlamentare sull’introduzione in tutta Europa di un reddito minimo come strumento di lotta alla povertà, sulla scia del Reddito d’Inclusione varato dal Governo italiano, e abbiamo approvato in via definitiva delle regole più severe per proteggere i lavoratori dell’edilizia, del settore chimico, del legno e del tessile dall’esposizione degli agenti cancerogeni o mutageni. 

Si tratta di tanti più o meno piccoli tasselli che stanno cambiando il volto dell’Ue e smontando una volta per tutte la supremazia (vera o presunta tale) dell’ “Europa delle banche” che abbiamo conosciuto prima e durante la crisi, quella del presidente Barroso contro cui protestavano i lavoratori francesi nel 2005, arrivando per difendersi a votare No alla bozza costituzionale, per paura “dell’idraulico polacco”, cioè dei nuovi lavoratori dell’est che potevano lavorare in Francia con gli stipendi della Polonia. Con questo accordo in futuro le aziende che manderanno lavoratori in un altro Paese dovranno pagare gli stipendi in base agli standard del posto e la condizione di “lavoratore distaccato” sarà consentita solo per un periodo di tempo limitato.

L’Europa che noi stiamo faticosamente costruendo non è più l’Europa delle banche dove i contribuenti venivano chiamati a ripianare i buchi di bilancio degli istituti di credito in bancarotta, come è successo in altri Paesi europei, senza alcun controllo di Bruxelles e senza alcuna regola. Soprattutto non è più l’Europa in cui si parla solo di regole di bilancio, ma è tabù parlare di diritti sociali e del lavoro, perché quasi tutti gli Stati membri considerano l’argomento di esclusiva competenza nazionale. La verità è che l’argomento della sovranità nazionale sui temi sociali è stata una scusa con cui per anni gli Stati membri hanno spianato la strada alle peggiori pratiche delle multinazionali, dal dumping sociale all’elusione fiscale, dagli stipendi da fame della Ryanair ai tagli al walfare per ripianare i bilanci degli Stati e delle banche.

La crisi economica degli ultimi anni non ha fatto altro che mettere in evidenza i difetti di questo tipo di Europa che erano già presenti e che già noi contestavamo duramente prima, come forze progressiste al Parlamento europeo. Non è più l’Unione europea inerme, alleata o addirittura, in qualche caso, “braccio armato” della globalizzazione, ma è il suo antidoto, perché si varano regole che garantiscono il primato della persona e la centralità del lavoro nella vita economica e produttiva. Questo è stato il mandato che ci è stato affidato nel 2014 e oggi i risultati si iniziano a vedere in tutti i campi, dal piano di Investimenti ai nuovi accordi commerciali come quello con il Canada che contengono clausole di protezione per ambiente e lavoratori. Il prossimo 17 novembre tocca ai Governi europei mantenere le promesse fatte con la Dichiarazione di Roma a marzo e poi mettersi a lavorare concretamente, come stiamo facendo in Italia, per applicare i diritti e i principi indicati dal Pilastro sociale dell’Ue.

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