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European Child Guarantee

"Vi chiedo di condividere questa cartolina di Natale che promuove la European Child Guarantee, una iniziativa dei Gruppo dei Socialisti e Democratici per porre fine alla povertà infantile. 
Combattere le diseguaglianze, la povertà e l'ingiustizia sociale è sempre stato al centro delle priorità del nostro Gruppo.
In Europa, un bambino su quattro è a rischio di povertà o esclusione sociale.
La povertà priva i bambini di condizioni di vita dignitose, opportunità di istruzione, accesso a un'alimentazione sana e all'assistenza sanitaria. Tutto questo comporta nel tempo a un maggiore rischio di disoccupazione, povertà intergenerazionale, malnutrizione, malattia, abbandono scolastico e esclusione sociale.

Se questa situazione non viene affrontata e corretta attraverso un'azione politica incisiva, rischiamo di precludere il futuro a larga parte della prossima generazione.
Ecco perché nel 2014 il Gruppo dei Socialisti e Democratici ha lanciato l'iniziativa European Child Guarantee per porre fine alla povertà dei bambini.

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Uguaglianza sostenibile

Progressive Society è un’iniziativa patrocinata dal gruppo parlamentare dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento europeo (gruppo S&D).
 
Lanciata nel gennaio 2018 grazie all’iniziativa congiunta degli allora tre vicepresidenti del gruppo S&D Udo Bullmann, Isabelle Thomas e Kathleen van Brempt, Progressive Society si ispira agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.
 
L’iniziativa è stata messa a punto per arricchire l’attività parlamentare del gruppo S&D in ambiti strategici, legislativi e non, afferenti a svariate politiche europee. Gli ambiti vanno dalla politica in materia di bilancio, pesca, agricoltura o regionale fino ad arrivare alla politica ambientale, industriale e dei trasporti, nonché alle politiche economiche, occupazionali, sociali, di genere e in materia di istruzione, cultura e mercato interno. Attraverso tutti questi ambiti, il gruppo S&D si sta già adoperando per promuovere una trasformazione sostenibile delle nostre economie e società.

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Giornata internazionale per la violenza contro le donne

Oggi, 25 novembre, celebriamo la Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne. L’Assemblea dell’ONU scelse questa data in ricordo dell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981 per ricordare il brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal considerate un esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo, all´epoca dittatore della Repubblica Dominicana. Nel corso dei decenni il movimento internazionale per la promozione della piena parità e partecipazione delle donne nella società è cresciuto e ha contribuito a cambiare le norme di molti Paesi, incluso il nostro.

Si tratta di un percorso segnato da successi e sconfitte, mi riferisco ad alcune aree del mondo in cui ancora la violenza contro le donne, in modo palese o strisciante, continua a essere affermata per legge.
 
Anche in Europa c'è ancora molto da fare. Penso alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla Prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, meglio conosciuta come Convenzione di Istanbul. Questo documento, approvato nel 2011 dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, definisce in maniera esaustiva le diverse forme di violenza che possono colpire le donne e si propone di salvaguardare e supportare le vittime oltre a impedire l’impunità dei colpevoli. Nel marzo di quest´anno come Parlamento Europeo abbiamo formalmente richiamato i ben 11 Stati membri dell’Unione che ancora non avevano ratificato la Convenzione. Di questi soltanto Croazia, Grecia e Lussemburgo hanno dato seguito alla richiesta. Altri Stati, tra i quali l´Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia e Bulgaria continuano a tenere il punto e si oppongono a che l’Unione Europea abbia competenza per quanto riguarda l’ordinamento interno degli Stati membri e delle loro società. Una dichiarazione a dir poco inaccettabile, dal momento che l’Unione Europea lavora alla difesa dei diritti di tutti i suoi cittadini a prescindere dallo Stato membro di provenienza.

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La propaganda e la realtà sull'immigrazione

NON E' VERO che per risolvere il problema dell'immigrazione irregolare basta “alzare la voce”.

Non c'è soluzione alla questione senza una collaborazione costruttiva con i Paesi di origine e di transito dei flussi. E non c'è collaborazione costruttiva con i Paesi di origine e di transito senza un pieno coinvolgimento dell'Ue. Salvini lo ha scoperto ieri in Libia con le porte che gli hanno chiuso in faccia e ora tenta la carta della disperazione chiedendo alle navi di lasciare affogare i migranti. Però fare una gara di crudeltà nel Mediterraneo con i trafficanti non è solo disumano ma anche inefficace. La Lega ha fatto promesse impossibili in campagna elettorale, dimenticando la lezione dolorosa che l'Italia ha imparato a Lampedusa nel 2013 davanti alle piccole bare dei bambini annegati, e ora non ha soluzioni alla questione immigrazione, se non continuare sulla strada di quanto fatto dai precedenti governi e dall'Ue. Si tratta di una verità imbarazzante che il ministro dell'Interno sta cercando di nascondere spettacolarizzando il braccio di ferro con le Ong. Facciamo appello ai giornalisti italiani affinché smentiscano con il fact checking le favole che vengono raccontate agli italiani.

Innanzitutto NON E' VERO che Salvini ha chiuso i porti agli immigrati. I porti italiani sono stati chiusi a qualche nave delle Ong ma gli immigrati salvati dalla nostra Guardia Costiera, che sono la grande maggioranza, continuano ad arrivare. Negli ultimi quattro anni l'82% dei salvataggi in mare sono stati fatti da unità militari. Lo scontro con le Ong una messa in scena costruita rischiando la vita degli esseri umani che stavano sulla nave Aquarius e oggi Lifeline e a cui purtroppo hanno creduto in molti. Intanto, mentre i telegiornali parlavano della nave Aquarius andata in Spagna, nella notte del 19 giugno a Pozzallo la Guardia Costiera ha fatto sbarcare 509 migranti a bordo della nave Diciotti.

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© 2017 Patrizia Toia