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Women & Digital Jobs in Europe

Pochi lo sanno ma la prima programmatrice di computer al mondo risale alla prima metà dell’Ottocento. Si chiamava Ada Lovelace Byron, era figlia del poeta Lord Byron ed era una brillante matematica. Fu lei a rendere programmabile la “macchina analitica” ponendo le basi della programmazione moderna e spingendosi a prefigurare il concetto di intelligenza artificiale. Nel 1979 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha dato il nome di ADA a un linguaggio di programmazione agevole ed efficiente.

Purtroppo però poi la storia della tecnologia digitale è stata una storia essenzialmente di uomini. Nella rivoluzione dei computer nata nella Silicon Valley figurano pochissime donne e ancora oggi sono troppo sbilanciati i numeri sulla parità di genere nei corsi di ingegneria e Ict nelle università e nelle percentuali di programmatrici o fondatrici di start up digitali. Si tratta di una tendenza che sta cambiando ma troppo lentamente, vista la centralità delle tecnologie informatiche.

Negli ultimi trent’anni il digitale ha rivoluzionato ogni aspetto della nostra vita, dall’economia, alla politica alla sfera privata. Molti studi indicano che in un futuro prossimo il cambiamento tecnologico farà sparire milioni di posti di lavoro, creandone altri milioni ma solo per chi avrà le necessarie competenze. In questa rivoluzione che sta scardinando le strutture economiche e sociali del passato le tecnologie informatiche offrono enormi possibilità per le donne e per la parità di genere, ma insieme alla possibilità ci sono anche molti rischi. Si pensi solamente al telelavoro, che da una parte permette alle donne di conciliare vita privata e professionale come mai prima, ma dall’altra rischia di diventare una nuova forma di segregazione in cui alle donne lavoratrici si impone di stare a casa.

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Dallo spreco al dono - Il modello italiano per il recupero delle eccedenze alimentari

Introduzione di Patrizia Toia - Il cibo non si butta. È un problema etico, economico, sociale e ambientale. Le leggi dell’economia di mercato non possono farci abdicare ai nostri doveri morali e politici. Da anni la questione è al centro dei dibattiti e delle denunce. Al Parlamento europeo abbiamo un intergruppo sull’economia sociale per affrontare questo tipo di roblematiche e oggi finalmente qualcosa si sta muovendo in Europa, anche grazie all’Italia. Il 19 agosto 2016 il nostro Paese ha approvato la legge sullo spreco alimentare che è diventata presto un modello di riferimento nell’Unione europea. Lo scorso 14 settembre, a un anno dall’entrata in vigore della nuova normativa, i dati hanno confermato che le donazioni da parte di imprese impegnate in vari settori della intera filiera economica sono sensibilmente aumentate grazie a una maggiore semplificazione burocratica e a puntuali disposizioni fiscali che incentivano chi sceglie di erogare beni a titolo gratuito. 
 
Le associazioni di volontariato hanno riferito che sono aumentati i beni erogati gratuitamente per quantità e tipologia, dai farmaci ai prodotti a lunga conservazione, così come i cibi cotti, freschi e i prodotti ortofrutticoli. In Italia non stanno cambiando solo le cifre dello spreco, sta cambiando anche la cultura consumistica dello scarto e sta aumentando la consapevolezza e la solidarietà. Per gli operatori del settore si tratta anche di cambiare paradigma, passando dal modello dell’economia lineare a quello dell’economia circolare. 

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Lombardia in Europa

Introduzione di Patrizia Toia - La partita dell’Europa si gioca suitemi socialie i fondi Ue sono il principale terreno di gioco. La scorsa primavera al Parlamento europeo abbiamo commissionato a Eurobarometro un sondaggio per chiedere ai cittadini europei quali fossero le aspettative nei confronti dell’Ue. Tra il 9 e il 18 aprile sono stati interpellati oltre 27 mila cittadini in 28 Stati membri e i risultati sono stati pubblicati a giugno, poco dopo il referendum inglese sulla Brexit. I dati non lasciano adito a dubbi. Il primo ambito in cui l’azione dell’Ue è percepita come insufficiente e nel quale si chiedono azioni più incisive da parte di Bruxelles è quello attinente alla crisi economica e alle sue conseguenze sociali. Il 69% degli intervistati ritiene che l’azione dell’Unione europea nella lotta alla disoccupazione sia insufficiente e il 77% vorrebbe che l’Ue intervenisse di più nella materia. 

Per ironia della sorte la storia dei fondi regionali e di coesione nasce con l’adesione della Gran Bretagna all’Ue nel 1972: insieme a Danimarca e Irlanda, i capi di Stato e di Governo europei si riunirono a Parigi e si impegnarono a coordinare le rispettiva politiche regionali nazionali, invitando la Comunità europea a creare un fondo per lo sviluppo regionale. E’ nato così il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), a cui si aggiungono oggi il Fondo sociale europeo (Fes), il Fondo di coesione (Fc), il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Fesamp).

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Il modello di sviluppo energetico

Introduzione di Patrizia Toia - Il costante aumento del costo delle bollette dell’elettricità rappresenta un problema per i consumatori e per le aziende in tutta Europa. 
Nel frattempo, quella che è l’enorme sfida di decarbonizzare il sistema energetico, si traduce in una maggiore pressione sui prezzi. Riuscire a trovare un modo efficacie per aiutare i cittadini ad individuare gli sprechi energetici mostrando loro in che modo possono mutare le proprie abitudini rappresenta pertanto una sfida politica, culturale e sociale, oltrechè una strategia cruciale per il nostro modello di sviluppo. L’uso efficiente dell’energia in un’industria, un ufficio o una casa non dipende solamente dalla sostituzione di vecchi apparecchi o dall’acquisto di nuove tecnologie più performanti, ma anche dai comportamenti delle persone che vivono e operano in tali contesti. I comportamenti impattano infatti sui consumi in quanto possono indurre sprechi energetici quali ad esempio luci, caldaie o macchinari accesi quando non servono, e utilizzi non ottimali delle apparecchiature attraverso impianti o macchine regolati male.
 
Per questa ragione le azioni di sensibilizzazione e formazione sono fondamentali per un’impresa quanto le proposte di impiego di nuove tecnologie. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un costante cambio di atteggiamento nei confronti del risparmio energetico. Per prima cosa gli sviluppi in fatto di economia comportamentale hanno mostrato quali messaggi possono essere più efficaci nello spingere le persone a prendere determinate decisioni. Secondo, è oramai passato il messaggio che una modifica del comportamento può tradursi in un mezzo più efficiente per abbattere le emissioni di anidride carbonica in termini di costi, rispetto ad alcune tecnologie più costose attualmente in uso.

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