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Europa Innovativa

Presente e futuro dei finanziamenti in ricerca e innovazione in Europa e in Italia.
"L’UE è chiamata a far fronte a una concorrenza mondiale sempre più forte nel settore della ricerca e della produzione di tecnologia e deve fare di più per tradurre idee innovative in nuovi prodotti e tecnologie di successo.

L’Europa è ancora leader nella conoscenza, offre il miglior sistema di istruzione superiore al mondo e i migliori ricercatori (come dimostrano i numeri delle pubblicazioni).

Ma è anche caratterizzata da alcune debolezze, una sopra tutte, l’incapacità di trasformare queste attività di ricerca in processi produttivi, in innovazione. Mancano gli investimenti pubblici e mancano gli investimenti privati. Altro punto debole, correlato al primo, è la frammentazione dei numerosi ecosistemi per la ricerca e innovazione che operano, a volte in modo non pienamente efficace, a livello locale e regionale e, se non con rare eccezioni, a livello europeo.

Tutti gli Stati membri hanno le loro politiche di ricerca e piani di finanziamento specifici, ma è più efficace affrontare determinate questioni lavorando insieme, ed è per questo che la ricerca e l’innovazione sono finanziate anche a livello dell’UE.

Horizon Europe, il nuovo programma quadro dell’UE per la ricerca, rafforzerà la leadership dell’Europa nell’innovazione favorendo l’eccellenza nella ricerca e lo sviluppo di tecnologie innovative. Fra il 2021 e il 2027 verranno investiti almeno 100 miliardi di euro (120 in base al voto del Parlamento europeo) in progetti di ricerca e innovazione.

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Priorità e idee per il mio lavoro in Europa - Legislatura 2019 -2024

Il 3 luglio di quest’anno ha preso avvio la IX legislatura del Parlamento europeo. Grazie al sostegno di molti di voi sono di nuovo al lavoro a Bruxelles e Strasburgo. Le sfide per migliorare la vita dei cittadini europei sono tante e complesse e le soluzioni certamente poco immediate ma è a questo che serve la buona politica.
 
Ci sono dei punti fermi e delle linee di attività sui quali mi concentrerò: l’uguaglianza sostenibile - che tiene insieme equità, sviluppo e ambiente, Europa sociale - perché senza un bilanciamento del pilastro economico-bancario europeo l’Europa perde il suo senso, economia sociale - che riconosce i soggetti del Terzo settore e li rende parte attiva e agente di cambiamento dell’Europa, l’innovazione - come driver dello sviluppo.
 
Il mio lavoro in seno al Parlamento ricomincia all’insegna della continuità. Sono stata eletta Vice Presidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia (ITRE) e sono componente della Commissione Sviluppo (cooperazione internazionale). Sono membro della Delegazione per la cooperazione settentrionale e per le relazioni con la Svizzera, e della Delegazione all’Assemblea parlamentare euro-latino americana.

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Il mio impegno in Europa 2014-2019

L’Europa non è un’idea astratta, ma qualcosa che abbiamo costruito in oltre 70 anni. Non è un verbo che si declina solo al futuro, ma un impegno quoti­diano che richiede presenza, competenza e “passione”. Non è uno spot, ma la continuazione di quel film iniziato con il discorso di Schuman nel 1950 e il Trattato di Roma sette anni dopo. L’Europa non è un pranzo di gala, ma un lavoro faticoso che si svolge per la maggior parte lontano dalle telecamere e dagli studi scintillanti del talk show. Ogni piccola conquista è frutto di un lavoro costante, di maratone negoziali che spesso si prolungano fino al mat­tino, come quella, interminabile, in cui io, insieme al Gruppo S&D, ho ottenuto il taglio delle tariffe di roaming. Una bellissima vittoria per i cittadini.
 
È una premessa che mi sento in dovere di fare per mettere in guardia dal proliferare di finti europeisti improvvisati e di ex euroscettici che promettono di rivoluzionare l’Unione europea dalla sera alla mattina. Per fortuna il Par­lamento europeo è una casa di vetro, tutto è aperto, consultabile e in strea­ming. Per chi si volesse farsi un’idea di cos’è veramente l’Unione europea e chi è credibile nella promessa di cambiare l’Europa basta dare un’occhiata alla lista delle assenze a Strasburgo, e soprattutto a Bruxelles dove avviene la parte meno visibile del lavoro parlamentare, e alle liste di voto per vedere chi c’è, come lavora e come vota.
 
Personalmente ho dato il mio contributo e questo è il bilancio di una legisla­tura intensa, piena di lavoro e di risultati che siamo riusciti a portare a casa, con alcune sconfitte che abbiamo dovuto subire e con alcuni compromessi su cui comunque abbiamo posto le basi per costruire in futuro. Non è stato facile strappare ogni conquista, come il Piano europeo per gli investimenti o il Pilastro sociale, a una maggioranza guidata dai conservatori. Eppure....ep­pure l’Europa è ancora un progetto che appassiona, è un sogno che resiste a tutta la propaganda euroscettica e a tutte le fake news perché vive nel cuore dei giovani europei prima ancora che nelle istituzioni comunitarie.

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Women & Digital Jobs in Europe

Pochi lo sanno ma la prima programmatrice di computer al mondo risale alla prima metà dell’Ottocento. Si chiamava Ada Lovelace Byron, era figlia del poeta Lord Byron ed era una brillante matematica. Fu lei a rendere programmabile la “macchina analitica” ponendo le basi della programmazione moderna e spingendosi a prefigurare il concetto di intelligenza artificiale. Nel 1979 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha dato il nome di ADA a un linguaggio di programmazione agevole ed efficiente.

Purtroppo però poi la storia della tecnologia digitale è stata una storia essenzialmente di uomini. Nella rivoluzione dei computer nata nella Silicon Valley figurano pochissime donne e ancora oggi sono troppo sbilanciati i numeri sulla parità di genere nei corsi di ingegneria e Ict nelle università e nelle percentuali di programmatrici o fondatrici di start up digitali. Si tratta di una tendenza che sta cambiando ma troppo lentamente, vista la centralità delle tecnologie informatiche.

Negli ultimi trent’anni il digitale ha rivoluzionato ogni aspetto della nostra vita, dall’economia, alla politica alla sfera privata. Molti studi indicano che in un futuro prossimo il cambiamento tecnologico farà sparire milioni di posti di lavoro, creandone altri milioni ma solo per chi avrà le necessarie competenze. In questa rivoluzione che sta scardinando le strutture economiche e sociali del passato le tecnologie informatiche offrono enormi possibilità per le donne e per la parità di genere, ma insieme alla possibilità ci sono anche molti rischi. Si pensi solamente al telelavoro, che da una parte permette alle donne di conciliare vita privata e professionale come mai prima, ma dall’altra rischia di diventare una nuova forma di segregazione in cui alle donne lavoratrici si impone di stare a casa.

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