Schede informative

Iniziamo una serie di schede, con riferimenti giuridici ma anche con riferimenti legati al dibattito politico e culturale, relative a temi di grande rilevanza sociale su cui l’Europa sta adottando scelte e scrivendo norme che delineeranno un orizzonte di scelte di standard che l‘ Europa auspica possano diventare di riferimento globale.

Se volete ulteriori approfondimenti scrivetemi a :

Brevetto unificato europeo

Dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, una delle sedi del Tribunale Unificato dei Brevetti deve essere riassegnata e Milano è in corsa, dopo che il Governo l’ha ufficialmente candidata.

E’ un obiettivo molto importante che potrebbe offrire a Milano un’opportunità in termini di innovazione scientifica, di produzione industriale e anche in termini di sviluppo delle opportunità professionali giuridiche perché naturalmente la sede del TRIBUNALE dovrà affrontare contenziosi, cause relative e controversie sia sui brevetti tradizionali che sui nuovi brevetti che hanno effetto unitario. 

Va sottolineato che la sede da riassegnare è quella che, fino alla Brexit, era la sezione inglese specializzata in chimica farmaceutica e life sciences.

E’ evidente che Milano, oltre al criterio previsto dell’alto numero di brevetti depositati, si presenta con i migliori titoli, perché a Milano (e nell'area) vi sono grandi realtà di ricerca e innovazione in campo sanitario (si pensi alla realtà degli Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico, gli IRCSS), vi sono Università tra le prime in Europa e inoltre c’è un alto e diffuso livello di innovazione tecnologica e realtà imprenditoriali di primo piano proprio nei settori farmaceutici e chimici.

Si parte dunque bene, con le carte in regola, ma come sempre queste battaglie sono percorsi irti di ostacoli da superare. E’ importante capire il quadro giuridico e lo stato di fatto nel quale inserire il percorso per l’assegnazione a Milano di una delle sedi del Tribunale Unificato dei Brevetti.

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Negoziato OMC - Conferenza ministeriale di Ginevra

L’Organizzazione mondiale del commercio è la sede multilaterale che “governa“ le regole delle relazioni commerciali internazionali e vigila sul loro rispetto, anche certificando le sanzioni.

In preparazione delle riunioni più importanti rappresentate dalle Assemblee e dalle Conferenze ministeriali, i membri delle stesse adottano le loro posizioni, cioè l‘ orientamento per le decisioni da assumere. Per questo il Parlamento europeo ha voluto adottare una propria risoluzione, nella plenaria di novembre (22/26 novembre) per rappresentare le sue indicazioni e il suo “mandato “alla Commissione Europea che rappresenterà l‘Europa in quella sede.

Naturalmente le indicazioni del Parlamento non sono rigidamente vincolanti, ma sono senz’altro linee e indicazioni forti e le divergenze, se troppo ampie, generano poi gravi problemi politici.

A proposito della prossima ministeriale, va precisato che si terrà dal 30novembre al 3 dicembre, anche se il crescente allarme per la nuova variante COVID fa temere che questo incontro possa svolgersi senza ulteriori intoppi.

L’MC (Ministerial Conference) 12 doveva originariamente svolgersi dall’8 all’11 giugno 2020 in Kazakistan ma è stata posticipata a causa della pandemia. La risoluzione è stata preparata in Commissione INTA (international Trade) dove sono stati presentati ed esaminati e votati moltissimi emendamenti.

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Direttiva europea su salario minimo europeo

SALARIO MINIMO EUROPEO

Dopo molte discussioni in Parlamento e tra le forze sociali e produttive, sulla base anche degli impegni contenuti nel PILASTRO SOCIALE e nelle conclusioni del vertice di PORTO, si è arrivati finalmente a una proposta di Direttiva europea in tema di Salario Minimo.

Il Commissario Nicolas Schmit in particolare se ne è assunto la responsabilità e ha effettuato, prima della presentazione della proposta, un ampio raggio di consultazioni e scambi di valutazioni. La proposta arrivata in Parlamento è stata affidata alla Commissione Parlamentare EMPL che segue appunto le  tematiche del lavoro e delle questioni sociali.

Si e’ arrivati cosi alla conclusione dell’esame e al voto con la decisione, nella commissione stessa, di dare mandato ad avviare il trilogo, cioè i negoziati col Consiglio e la Commissione sulla base del testo votato in Commissione Empl, al fine di arrivare alla stesura finale condivisa, la famosa “posizione comune” e poi arrivare alla approvazione conclusiva.

Ma a questo punto , nella settimana della plenaria del 22/26 novembre, vi è stata una sorpresa che avrebbe potuto rinviare o bloccare questo iter e la sorte di un provvedimento così importante. Ma di questo imprevisto, poi felicemente superato, parleremo alla fine della scheda, anche per farne un esempio di illustrazione delle procedure che, per chi vuole impratichirsi del contesto europeo, è utile conoscere.

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Green Deal europeo: date e cronistoria, obiettivi e primi passi

Scheda n. 1

L’Europa ha annunciato il Green Deal nel 2019 attraverso i primi discorsi di Ursula Von Der Leyen. Successivamente, a seguito dell’avvento della pandemia, qualcuno pensava che questo obiettivo venisse abbandonato mentre ciò che è successo è che, invece, l’obiettivo è stato anticipato con la Climate Law e, in aggiunta, la trasformazione ambientale è diventata uno degli assi principali del programma Next Generation Eu, assieme ai temi del digitale e della sostenibilità sociale.

Dobbiamo diventare il primo continente al mondo a impatto climatico zero e dobbiamo farlo con coerenza, convinzione e realismo, cioè mettendo a disposizione le risorse e gli strumenti per raggiungere questi traguardi.

Risorse e strumenti devono consentire la più ampia innovazione tecnologica e scientifica possibile e anche garantire di prevenire e affrontare adeguatamente le implicazioni e le ricadute sociali di questo percorso.

Ripercorriamo le date più significative:

  • Dicembre 2019: lancio del Green Deal con obiettivo fissato al 2050 per il traguardo di neutralità climatica del continente
  • Marzo 2020: normativa legislativa per rendere vincolante l’obiettivo al 2050
  • Settembre 2020: presentazione del nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni del 55% al 2030 e proposta di inserimento dello stesso nella normativa sul clima
  • Dicembre 2020: approvazione del Consiglio dell’obiettivo del -55% di emissioni al 2030
  • Aprile 2021: raggiungimento dell’accordo politico sulla Climate Law
  • Giugno 2021: entrata in vigore della Climate Law
  • Luglio 2021: lancio del pacchetto normativo finalizzato alla trasformazione dell’economia europea in vista del raggiungimento degli obiettivi al 2030.

In questo momento, siamo nella fase di negoziazione tra Parlamento e Consiglio per la modifica e la successiva adozione di tali provvedimenti, che porteranno l’Unione a traguardare l’obiettivo di ridurre le emissioni di almeno il 55% entro in 2030, rispetto ai livelli del 1990.

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Economia circolare

Economia circolare: una definizione

Economia circolare è un nuovo paradigma di produzione e consumo che, come evoca a stessa immagine del cerchio, racchiude l’intero ciclo vitale dei prodotti in una catena di fasi dove condivisione, riutilizzo, prestito, ricondizionamento, riparazione, riciclo si sfruttano i beni fino al limite potenziale, sia in termini di durata, sia in termini di valore materiale ed economico.

Ricalcando i cicli naturali della materia il modello dell’economia circolare è un modello che, a patto che sia applicato in maniera ottimale, è essenzialmente sostenibile e contribuisca a una radicale riduzione dell’impatto energetico dell’intera filiera produttiva e dei rifiuti. Come un essere vivente dentro un ecosistema naturale il prodotto che nasce in un economia circolare non termina la sua esistenza quando termina la sua funzione ma va ad alimentare, attraverso i materiali di cui è composto e attraverso il valore che genere, il ciclo produttivo di altri beni.

Il contrasto tra il modello produttivo circolare e quello tradizionale non potrebbe che essere più netto. Il modello economico-tradizionale segue la geometria lineare del “prendi-produci-usa-getta” ed è fondato sull’ipotesi irrealistica di un mondo dalle risorse illimitate, tale da permettere una crescita infinita. Il modello circolare assume, al contrario, la consapevolezza che la civiltà e l’economia umana dipendono dalla finitezza di un pianeta, la terra, dove tutti i fenomeni complessi, da quelli biologici a quelli fisico-chimici sono governati da una logica ciclica, dove tutto si trasforma e niente si distrugge, ma nemmeno si crea del nulla.

Si calcola che da qui al 2050 le attività umane consumeranno risorse materiali ed energetiche pari a quelle di 3 pianeti terra, arrivando ad aumentare del 70% la quantità di rifiuti. Abbracciare l’economia circolare non è solo un grande atto di consapevolezza ma anche un passaggio fondamentale per una transizione a un nuovo paradigma economico, un modello di crescita rigenerativo, imprescindibile al raggiungimento della neutralità climatica.

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